Gustav Klimt

klimt-copertina-300x160.jpg

Advertisements

* Racconto che la tua fantasia renderà ancora più erotico

Ma cosa stava pensando?!
Ecco, avrebbe dovuto legare le gambe così divaricate come le stava tenendo, allo sgabello, avrebbe dovuto passare la corda intorno ad ogni singola coscia e poi legarla dietro in modo da non dargli la possibilità di avvicinare le gambe; poi avrebbe dovuto legare le braccia dietro la schiena e sarebbe stato sufficiente legare i polsi. Così avrebbe dovuto fare attenzione a qualunque movimento per non sbilanciarsi dallo sgabello che in quel momento era piuttosto alto.
Avrebbe cominciato a solleticare leggermente da sopra il pantalone quanto vedeva così sfacciatamente posto davanti a lei e che le aveva creato quel susseguirsi di immagini così prorompenti da renderla smaniosa e perplessa allo stesso tempo.
Lo sguardo di lui era rivolto al piano inclinato del tavolo da disegno, il viso spostato sulla destra e la testa leggermente inclinata, tra i denti la matita tenuta con la sinistra e la mano destra che puntellava il gomito sinistro. Era assorto, pensieroso e in attesa di una sua riflessione o un suo contributo, intelligente e acuto come era solito sentire da lei, e lui non si sottraeva comunque nel cercare, egli stesso, un’idea alternativa al particolare che stavano esaminando.
Marina osservava il lucido accuratamente posizionato, fogli con soluzioni diversificate erano infilati sotto e nella trasparenza le linee in parte si sovrapponevano, si distinguevano per la precisione del disegno contro le linee a mano libera dello schizzo fatto da un’idea del momento.
Si sforzava di tenere lo sguardo su quelle linee ma la mente vagava al loro primo incontro quando aveva trovato lo studio avvolto da un’atmosfera pressoché buia con la sola luce di un tavolo da disegno che creava un unico cono di luce sopra di esso, lui lo aveva visto chino ad illustrarle un progetto e era rimasta affascinata da lui e dallo studio, così tradizionale che aveva cercato a lungo con lo sguardo un computer. In effetti di computer ce n’erano, erano su scrivanie in un’altra stanza che si apriva dal fondo di quella dove si trovavano con un’apertura un po’ più ampia della solita porta e che si apriva fin sopra il soffitto. Quando il suo sguardo fu appagato dall’aver trovato quello che cercava tornò a lui e i loro sguardi incrociandosi, si distaccarono a fatica.
Ne rimase subito incantata.
Questi pensieri comunque non la stavano aiutando; lo guardava e il problema della staticità del suo corpo con le gambe legate, la corda passata tra le cosce per poi ricongiungersi dietro lo sgabello e i polsi dietro la schiena assorbivano tutta la sua concentrazione.
Quando definì che non avrebbe potuto muoversi dalla posizione il cui era ricominciò a pensare di solleticarlo da sopra il tessuto con leggerezza e lo avrebbe guardato negli occhi intanto che lentamente le sue dita procuravano quella dolce tortura.

Cosa avrebbe fatto poi? Non lo aveva mai neppure sfiorato, aveva solo toccato la sua mano quando si erano incontrati la prima volta, lui sembrava che fosse particolarmente attento a tenere la distanza fra di loro.
Poi avrebbe usato la lingua, ma sempre da sopra il tessuto, avrebbe anche mordicchiato qua e là, sarebbe stata soave in certi punti e più decisa su altri.
Sentiva vagamente delle domande, rispose con dei mugugni. Lui la osservò e dopo pochi istanti decretò che era già molto tardi e avrebbero ripreso la mattina seguente.
‘No!’ Le uscí forte e d’istinto. Accennò un sorriso per nascondere l’imbarazzo e percepí forti le pulsazioni accelerate del suo cuore.
Si allontanò da lui per riprendere il controllo, cercò la borsa l’afferrò come se fosse per quel gesto che il suo cuore pulsava, portò le dita aperte sui capelli e li spostò all’indietro e poi tutti su un lato per nascondere il rossore che si diffondeva sul viso e sul suo collo.
Scappò via e lo salutò frettolosamente. L’aria della sera fu una gran bella sensazione e la respirò profondamente con gli occhi chiusi e la testa inclinata all’indietro.
Finalmente un sorriso irrefrenabile comparve sul suo volto contornato da un’espressione soddisfatta e uno sguardo malizioso.
Si avviò a piedi, aveva voglia di camminare a lungo.